mercoledì 31 ottobre 2018

Vittorio Vanacore -14-30 novembre 2018




Via Ercole Bombelli 22, 00149 Roma – 06.5578101 – 328.1353083

 Spazio aperto 2018
“Nero alla deriva”
  
Mercoledì c, alle ore 18,00 a Roma, presso lo Studio Arte Fuori Centro, via Ercole Bombelli 22, si inaugura la mostra di Vittorio Vanacore “Nero alla deriva” a cura di Michelangelo Giovinale.
L’esposizione rimarrà aperta fino al 30 novembre, secondo il seguente orario: dal martedì al venerdì dalle 17,00 alle 20,00, altri orari su appuntamento.

L’evento è il terzo appuntamento di Spazio Aperto 2018 ciclo di quattro mostre in cui l’associazione culturale Fuori Centro invita gallerie e critici a segnalare ambiti di ricerca in cui delineare i percorsi e gli obiettivi che si vanno elaborando nelle multiformi esperienze legate alla sperimentazione.

Il nero è quel lato oscuro della personalità in ciascuno di noi e che spesso rinneghiamo.
È la notte della coscienza, di caverne, di ombre e di mostri. Coprente, denso, catramoso. Sospinto fino ai bordi.
Il nero è una esperienza limite, per un artista una coltre insuperabile, un confronto durissimo. Un corpo a corpo con la pittura, fra il desiderio della vita e l’avanzare della morte.
Dentro questo campo d’azione prende corpo l’opera di Vittorio Vanacore.
Attraverso la pittura, il suo sguardo si allunga fin dentro le viscere dell’umanità.
Un’indagine nel tessuto sociale del nostro tempo - sempre più clandestino - dove processi di integrazione e di multiculturalità, di dignità umana, si consumano nel respingimento, nell’esclusione dell’altro. In un astratto “noi”.
La ricerca artistica di Vanacore è viscerale, come i suoi neri. Totali, coprenti. Negano la luce. Le superfici pittoriche sono arse sotto il sole cocente d’agosto. Ustionate.
Sono opere calate nei drammi dell’umana attualità. Storie di migranti, reali, come i viaggi della speranza. Di terre lontane, di partenze e mancati approdi.
L’astrazione della sua pittura - in maniera quasi paradossale - restituisce drammaticamente uno scenario di realtà, nella sua manifestazione più nuda e cruda, come le sue fragilissime barchette di carta, adagiate, nelle sue opere, in precario equilibrio, su fili tesi da un capo all’altro dei dipinti.
Evocano improbabili rotte mediterranee. Un tempo specchio e riflesso, di luci lontane. Di sogni, di miti, di mete. È il nero della vita che Vanacore oggi raccoglie.
Alla deriva dell’umanità.

Nessun commento:

Posta un commento